Nel linguaggio comune spesso si usano termini come
schizzato,
esaurito e via così, usando termini impropri o trasferendo termini con valenza scientifica sul piano degli insulti ed offese. Non c'è nulla di più sbagliato ed offensivo...!
La
diagnosi, con il superamento dei manicomi, è stata vista come una etichettatura da parte della psichiatria tradizionale per provocare
stigmatizzazione ed esclusione sociale.
Oggi invece si ritiene che una diagnosi sia più che utile per identificare quanto prima un disturbo ed iniziare a curarlo.
La diagnosi permette in tempi successivi di attivare i trattamenti idonei a fronteggiare il disturbo;
il paziente sottoposto alle cure avrà maggiori probabilità di condurre una vita normale ed una riduzione significativa delle ricadute.
La diagnosi non è una etichetta
Le famiglie molto spesso interpretano la diagnosi come una etichetta sociale o una specie di condanna a morte per il congiunto o la famiglia, un fallimento totale.
Bisogna invece saper accettare la diagnosi ed informarsi di conseguenza per adottare le migliori strategie di affrontamento della malattia.
Così è possibile migliorare sensibilmente la vivibilità nell'ambiente famigliare e superare i momenti più difficili.
Diffidate di chi
effettua diagnosi "a vista" e in cinque minuti primi
non effettua test diagnostici
non comunica la diagnosi al paziente; è un suo diritto
non comunica la diagnosi ai familiari più stretti che non sapranno come comportarsi
si rifiuta di fare diagnosi
Lettura tratta da: www.sospsiche.it