CAROVANA ITINERANTE

Siamo la voce degli ultimi della terra, della salute mentale targata Milano e dintorni, ma i primi o fra i primi nei sentimenti.
domenica, 28 gennaio 2007

Autobiografia di una pazza

Ho trovato su questo bel blog , la seguente testimonianza, di cui riporto alcuni passi.
Poi, la sorpresa, rileggendo queste righe prima di inserirle nel blog: scopro di aver conosciuto Alice proprio in questi giorni, in occasione del convegno sull'Empowerment.
A maggior ragione, metto in evidenza le sue parole e le dono ai lettori della rete e della Carovana.
La testimonianza è drammatica e denuncia le inadempienze e mancate risposte degli attuali servizi psichiatrici.

E allora chiedo:
i manicomi, sono veramente una realtĂ  superata?

"Mi chiamo Alice Banfi, ho 28 anni,
ho un diploma d'arte di illustratrice e designer,
sono una pittrice
e sono una paziente psichiatrica.
Soffrivo di disturbo borderline di personalitĂ , ora continuo a soffrirne ma cerco di conviverci.

Il primo ricovero a vent'anni: entrata nel reparto psichiatrico dell'ospedale, ho capito che ero all’inferno e che non mi sarei mai salvata; che l’unica via di fuga era la morte.
Mi sentivo circondata da veri matti, i medici, che chiamavano cura le torture che mi infliggevano di continuo: contenzioni fisiche, psicologiche e farmacologiche.
Lì nessuno mi ha mai spiegato il perché, nessuno mi ha mai spiegato cos’avevo, nessuno mi ha mai spiegato veramente come guarire. (..)

La mia arte era sicuramente il modo migliore per scappare, per protestare, per farmi sentire ed anche per coinvolgere gli alti sofferenti come me.
... Una volta feci un meraviglioso collage (..) vennero tutti a vederlo, e sprigionava gioia. Venne anche il primario a vederlo… e a ordinare di toglierlo;

"Queste cose, disse, in ospedale non si fanno".

La mia opera fu distrutta.
Lo odiai. Tornai sull’idea che l’unica via di fuga era la morte e mi tagliai le vene.
Poi mi salvarono. (..)
Mi ritirarono tutti i fogli e i colori.
Restituii tutte le lamette…o quasi… ed ebbi indietro il mio materiale.
Dio, quanto li odiavo, perché dovevo fidarmi di loro?
E poi le lamette mi servivano: a liberare i miei amici dalle fascette, perché tutti venivamo legati a rotazione, per i motivi più disparati.
Col risultato che il mio amico o la mia amica, finalmente libero, si poteva finalmente rannicchiare sul fianco; rimaneva però immobile nel letto con la paura di venir legato ancora una volta, se scoperto dal personale, cosa che succedeva quasi sempre.

Io, come probabilmente altri, quando venivo contenuta, cioè, legata mani e piedi, non mi arrendevo. Mi contorcevo.. ci mettevo ore a liberarmi. Gli infermieri sorpresi mi chiamavano Houdini; e ci mettevano 5 minuti a contenermi di nuovo, anche con lo spallaccio...
Lo spallaccio, è un lenzuolo arrotolato, che viene passato dietro al collo, poi sotto le ascelle...in fine viene legato dietro e sotto la spalliera del letto da due infermieri. Il nodo del lenzuolo, viene bagnato con una bottiglia d'acqua, così che non si possa sciogliere.
Il risultato è la totale immobilità. Gambe, braccia e busto fino alla testa...bloccate.

Quando mi trovavo così;
inchiodata a quel materasso
non mi restavano che le urla,
il pianto...
poi il silenzio e l'attesa.

(....)Tornando a noi, abitanti del corridoio, quando gli sforzi per renderlo meno grigio e inumano diventavano troppo evidenti, subentravano le minacce di venir puniti: sedati e legati…uno bastava da esempio per tutti.

E calavano le tenebre su di me, tornavo a voler sparire, a camminare avanti e indietro per il corridoio, guardando quei due orologi con due ore diverse ed entrambe sbagliate, tanto per essere più confusa; e fumavo, fumavo, fumavo, perché almeno questo era concesso.

(...)Dopo 340 giorni continuativi in SPDC, di fughe, rientri, contenzioni, farmaci e disperazione, il primario del mio reparto fu chiaro con mia madre:

“Sua figlia è un caso terminale, o si ammazza lei o la uccidiamo noi con i farmaci;
non c’è nessuna possibilità,
potrebbe averne forse una su un milione,
ma neanche, quindi è meglio che se la porti a casa, noi la dimettiamo”.

Sembra assurdo, queste persone hanno fatto di tutto per evitare la mia cura e non offrirmi alternative.
Dopo la dimissione dall’SPDC e nessuna indicazione per il futuro e, visto il permanere della mia malattia, un familiare ci consigliò la strada della comunità, dove trovare protezione e cura.
Comunità che mia madre ha ottenuto per me, scavalcando tutto e tutti, lottando con ogni forza che aveva, per mesi, perché nessuno voleva darmi questa possibilità.

Dopo due anni e mezzo di comunità terapeutica, che mi ha permesso di superare i momenti più critici della malattia, venni dimessa e mi ritrovai di nuovo davanti: i servizi, l’ospedale, un’altra comunità, o il nulla.
Era estate e in attesa di prendere una decisione andai a Camogli.
A Camogli scoprii di poter avere delle relazioni con gli altri, di poter confrontarmi con la realtà, di poter vivere… ma non sapevo ancora come…
Ora ci vivo a Camogli, dove lavoro come pittrice ed ho una mia galleria.

Grazie anche a chi ha creduto in me sognando con me;
i miei amici di reparto,
gli amici,
gli operatori,
la mia famiglia,
mia madre e altri ancora,
il mio psichiatra attuale,
insomma chi mi ha riconosciuto come persona, malata certo, ma con delle capacitĂ .

E sono riuscita anche a realizzare un sogno. Ho pubblicato un libro con un amico, un libro di poesie illustrato da miei dipinti e sono felicissima.
Il libro si chiama “La bocca capovolta”.
Con il tempo ho deciso di rispondere io alle mie domande. (..)
Ogni paziente è all’altezza di avere una cura adeguata.

* Perché questa cura non c’è?

* Perché i reparti psichiatrici degli ospedali sono i peggiori, i più negletti e non funzionano mai

* Perché vogliono ospedalizzarci, cronicizzarci, toglierci ogni speranza?

* E per finire, perché le persone a cui mi sono rivolta non hanno mai risposto alle mie domande e continuano a non rispondere?"

Auguri Alice, per il tuo futuro e per la tua arte!

inserito da GI0VANNA alle 19:04 | link | commenti (3)
categorie: politica, testimonianze, societĂ 

Empowerment

Blogger: GI0VANNA
"Stavo sognando nei miei sogni
di un aspetto luminoso e bello
Il mio sonno fu interrotto
ma il mio sogno tardava a svanire
sotto forma di valli splendenti
dove si sentiva l'aria pura
e i miei sensi si rinnovavano
Io mi svegliavo al grido
che LA GENTE HA IL POTERE
di riscattare il lavoro degli sciocchi (..)
Ascolta.
Io credo che ogni cosa che sappiamo
possa avverarsi attraverso
la nostra unione
Possiamo far cambiare corso al mondo
possiamo mutare
la rotazione della terra."
"People have the power" -
by Patty Smith


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