E allora chiedo:
i manicomi, sono veramente una realtĂ superata?
"Mi chiamo Alice Banfi, ho 28 anni,
ho un diploma d'arte di illustratrice e designer,
sono una pittrice
e sono una paziente psichiatrica.
Soffrivo di disturbo borderline di personalitĂ , ora continuo a soffrirne ma cerco di conviverci.
Il primo ricovero a vent'anni: entrata nel reparto psichiatrico dell'ospedale, ho capito che ero all’inferno e che non mi sarei mai salvata; che l’unica via di fuga era la morte.
Mi sentivo circondata da veri matti, i medici, che chiamavano cura le torture che mi infliggevano di continuo: contenzioni fisiche, psicologiche e farmacologiche.
Lì nessuno mi ha mai spiegato il perché, nessuno mi ha mai spiegato cos’avevo, nessuno mi ha mai spiegato veramente come guarire. (..)
La mia arte era sicuramente il modo migliore per scappare, per protestare, per farmi sentire ed anche per coinvolgere gli alti sofferenti come me.
... Una volta feci un meraviglioso collage (..) vennero tutti a vederlo, e sprigionava gioia. Venne anche il primario a vederlo… e a ordinare di toglierlo;
"Queste cose, disse, in ospedale non si fanno".
Io, come probabilmente altri, quando venivo contenuta, cioè, legata mani e piedi, non mi arrendevo. Mi contorcevo.. ci mettevo ore a liberarmi. Gli infermieri sorpresi mi chiamavano Houdini; e ci mettevano 5 minuti a contenermi di nuovo, anche con lo spallaccio...
Lo spallaccio, è un lenzuolo arrotolato, che viene passato dietro al collo, poi sotto le ascelle...in fine viene legato dietro e sotto la spalliera del letto da due infermieri. Il nodo del lenzuolo, viene bagnato con una bottiglia d'acqua, così che non si possa sciogliere.
Il risultato è la totale immobilità . Gambe, braccia e busto fino alla testa...bloccate.
Quando mi trovavo così;
inchiodata a quel materasso
non mi restavano che le urla,
il pianto...
poi il silenzio e l'attesa.
(....)Tornando a noi, abitanti del corridoio, quando gli sforzi per renderlo meno grigio e inumano diventavano troppo evidenti, subentravano le minacce di venir puniti: sedati e legati…uno bastava da esempio per tutti.
E calavano le tenebre su di me, tornavo a voler sparire, a camminare avanti e indietro per il corridoio, guardando quei due orologi con due ore diverse ed entrambe sbagliate, tanto per essere più confusa; e fumavo, fumavo, fumavo, perché almeno questo era concesso.
(...)Dopo 340 giorni continuativi in SPDC, di fughe, rientri, contenzioni, farmaci e disperazione, il primario del mio reparto fu chiaro con mia madre:
“Sua figlia è un caso terminale, o si ammazza lei o la uccidiamo noi con i farmaci;
non c’è nessuna possibilità ,
potrebbe averne forse una su un milione,
ma neanche, quindi è meglio che se la porti a casa, noi la dimettiamo”.
Dopo due anni e mezzo di comunità terapeutica, che mi ha permesso di superare i momenti più critici della malattia, venni dimessa e mi ritrovai di nuovo davanti: i servizi, l’ospedale, un’altra comunità , o il nulla.
Era estate e in attesa di prendere una decisione andai a Camogli.
A Camogli scoprii di poter avere delle relazioni con gli altri, di poter confrontarmi con la realtà , di poter vivere… ma non sapevo ancora come…
Ora ci vivo a Camogli, dove lavoro come pittrice ed ho una mia galleria.
Grazie anche a chi ha creduto in me sognando con me;
i miei amici di reparto,
gli amici,
gli operatori,
la mia famiglia,
mia madre e altri ancora,
il mio psichiatra attuale,
insomma chi mi ha riconosciuto come persona, malata certo, ma con delle capacitĂ .
E sono riuscita anche a realizzare un sogno. Ho pubblicato un libro con un amico, un libro di poesie illustrato da miei dipinti e sono felicissima.
Il libro si chiama “La bocca capovolta”.
Con il tempo ho deciso di rispondere io alle mie domande. (..)
Ogni paziente è all’altezza di avere una cura adeguata.
* Perché questa cura non c’è?
* Perché i reparti psichiatrici degli ospedali sono i peggiori, i più negletti e non funzionano mai
* Perché vogliono ospedalizzarci, cronicizzarci, toglierci ogni speranza?
* E per finire, perché le persone a cui mi sono rivolta non hanno mai risposto alle mie domande e continuano a non rispondere?"