(...)"Un treno Pechino-Venezia, oggi, non sarebbe possibile", ha infatti spiegato durante un incontro con una delegazione degli italiani una psichiatra della Fondazione cinese dei disabili. Il presidente è il figlio del segretario generale del Pcc Deng Xiaoping, costretto sulla sedia a rotelle dopo essere torturato e defenestrato. Il disagio mentale è infatti un tabù, in Cina. "Non immaginano la possibilità di un reinserimento, di un'integrazione", spiega Marco D'Alema, consigliere per la salute mentale del ministro Livia Turco. Per questo l'avventura del treno dei matti ha "colpito il loro immaginario": 20 giorni e 15mila chilometri affrontati insieme, utenti e operatori, senza distinzioni ma solo con la voglia di condividere.
(..) Roberto Cuni, uno dei responsabili del gruppo trentino, ha capito su cosa bisognerà lavorare, una volta tornati a casa: sul contesto. Non per mettere in ombra le singole persone e le loro patologie, ma perché "se cambia il contesto e diventa, come è stato in questi giorni, paritario e di fratellanza", le persone stanno meglio. E questo bagaglio di esperienze i 208 se lo porteranno a casa, resterà con loro, insieme agli indirizzi di nuovi amici, ai souvenir e alle foto ricordo.

Tratto da www.repubblica.it