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Simone Cristicchi è nato nel 1977. Era l’anno in cui esplodeva la creatività delle radio libere.
Quando Simone aveva un anno, nel 1978, prima un referendum popolare, e poi la legge di riforma sanitaria pretesero la chiusura dei manicomi.
Oggi Simone Cristicchi è un giovane cantante che coglie il successo a Sanremo, vince tra il pubblico, tra i giurati e per la critica.
Col suo lavoro, con il libro, il video, e il nuovo CD si dimostra sensibile al fascino dei matti e li celebra, prima a teatro ed ora, con Sanremo : teatralmente.
In un centro d’igiene mentale ha imparato l’arte di ascoltare e modi altri di comunicare.
Visitando un manicomio, quasi del tutto abbandonato, ha compreso che lì, dove i matti vivevano rinchiusi, c’era
uno “Stato” a parte.
Caro Simone, ora, dopo Sanremo, sei diventato ambasciatore dei matti, e di chi con loro vive, sia presso i giovani, che come te, non c’erano e che hanno un grande, grandissimo bisogno di conoscenza, che presso il grande pubblico nazionalpopolare.
Trovo di grande significato che ai giovani parli di matti un giovane, così come è importante per noi di rete 180 far sentire la voce di chi sente le voci.
Chi allora viveva nei manicomi o ha partecipato alla chiusura di quelle istituzioni totali ed alla apertura dei centri di salute mentale, ha bisogno, ora come allora, di interpreti che traducano in forme semplici, dirette, ascoltabili le emozioni che si provano nel vedere rinascere persone che nel manicomio vegetavano.
Caro Simone la tua canzone va diritta contro il pregiudizio che fa sì che della malattia mentale non si parli, non si sappia, non si veda.
Però ….. c’è un però.
Mi riferisco alla sedia gialla.
Nella tua storia la sedia serve ad Antonio per spiccare il volo, forse come sembra ai più per suicidarsi, forse come direbbe Jovannotti per il desiderio di volare.
Però …. c’è un però.
Proprio quella sedia può divenire un formidabile strumento di cura.
Basaglia ci si sarebbe seduto, ovunque la trovasse : nella casa del matto, per strada, al bar o nell’ospedale ed avrebbe cominciato a fare quello che tu hai scoperto nel Centro d’igiene mentale. Avrebbe cominciato ad ascoltare, a cercare modi altri di comunicare. Perché da una sedia, dall’ascolto comincia la cura.
Caro Simone, oggi abbiamo bisogno di far sapere che la malattia mentale si può curare, che si può guarire e che perciò non ha senso tenerla nascosta : nella propria mente, nel diario, nella famiglia, in casa.
La cura è Antonio che, da quella sedia, scrive a Margherita; la cura siamo noi che apriamo la sedia, ci sediamo ed ascoltiamo.
Vorrei, caro Simone, che tu ti facessi ambasciatore dell’ottimismo con cui oggi possiamo guardare alla malattia mentale ed alla sua cura.
Perché a volte una sedia fa la differenza.
E con te possiamo dire abbiamo vinto."
L'editoriale di Giovanni Rossi
Ascolta a quest'indirizzo... l'intervista a Simone Cristicchi